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Premio Strega a parte, il romanzo di Matteo Cellini “cate, io” è un disegno mirabile e capillare di un ingombrante disagio adolescenziale, ingombrante quanto il corpo e il grasso che avvolge la protagonista di nome Caterina o Cate o Cate-ciccia o Cater-pillar.
Se ci fate caso, in un angolo della libreria, c’è un settore che, a poco a poco, sta allargando i suoi confini. Anni fa nemmeno esisteva. Gli scaffali vanno riempiendosi e ne occorrono di nuovi: sto parlando dello spazio riservato alla Graphic Novel. E ancora tanti si domandano cosa sia. A spiegarcelo, abbiamo l’onore di avere un maestro d’eccezione e per giunta pesarese: Alessandro Baronciani.
“Immaginate di camminare per Broadway, dopo cena, con dieci minuti di tempo per finire il vostro sigaro, mentre state scegliendo fra una tragedia che vi distragga e qualcosa di serio come potrebbe essere una rivista. Ad un tratto vi mettono una mano sul braccio...
Non bastavano gli incubi nel sonno o i mostri dell’infanzia? No. Nemmeno gli affanni e i problemi che possono insorgere durante una semplice giornata sembrano sufficienti. Evidentemente no, perché perfino quando ci gettiamo tra le nobili e piacevoli braccia di una lettura di un qualsivoglia romanzo accade che… accade che accade.
Qual è oggi un indice di gradimento e di popolarità per un gruppo musicale che ha da poco sfornato un nuovo CD? Semplice: il numero di visualizzazioni che il video musicale ha ottenuto su YouTube. Bene, il video degli Younusual, un gruppo della provincia di Pesaro-Urbino, in poco più di 2 mesi, ha totalizzato 600 mila visualizzazioni! E sta salendo vertiginosamente giorno dopo giorno.
C’è un metodo semplice semplice per conoscere il vostro Mr. Hyde e scoprirvi ciò che non pensavate di essere, magari un assassino. Mi disse un amico, tempo fa, che appena ebbe finito di leggere “Delitto e Castigo” di Dostoevskij gli prese una specie di furia; come accade a Raskol'nikov, il protagonista del romanzo.
Me ne stavo tranquillo seduto sulla poltrona a leggere “Una questione privata” di Beppe Fenoglio -certi grandi romanzi li leggo solo ora perché pensai bene in passato di lasciare alcuni vini pregati fermi in cantina.
“Appunti di una vita disordinata” è la seconda prova letteraria di Roberto Rovaldi, classe ’66. A distanza di due anni da “Sopra le nuvole non piove mai”, Rovaldi con questo libro mette in scena la Vita, la più grande avventura mai realizzata dall’Uomo.
C'è in ogni libro che si rispetti una pagina su cui apporremo nell'angolo in alto a destra/sinistra la famosa orecchietta (odiata da tanti) o che comunque distingueremo da altre pagine evidenziandone l’importanza con segni di vario genere o tipo. Magari riportandone il numero, a matita, in fondo al libro. Non che questa pagina sia più importane di altre tantoché non occorrerebbe continuare oltre la lettura. Semplicemente ci piace.
Il filosofo senigalliese Fabrizio Chiappetti ha dato alle stampe il suo secondo saggio dedicato al sacerdote antifascista Ernesto Buonaiuti dal titolo "La Formazione di un prete modernista" con la prefazione di Daniele Menozzi, docente di storia contemporanea alla Normale di Pisa.
Si è svolta nella serata di Venerdì 15 Marzo, all’enoteca “Vino Vip” di Pesaro, in Viale Giuseppe Verdi 78, struttura aperta nel lontano 1988, l’esposizione di quadri del giovane pittore pesarese Andrea Bertuccioli.
“Maggie, la ragazza, venne su come un fiore in una pozzanghera…”. E come appare ai nostri occhi un fiore che spunta e germoglia in una pozzanghera? Brutale e poetico. E brutale e poetico, senza peli sulla lingua, è il romanzo di Stephen Crane “Maggie: una ragazza di strada”.
Qualcuno avrà sicuramente letto giorni fa la notizia di una televisione norvegese che ha trasmesso 12 ore di diretta ininterrotta di un caminetto acceso. Con consigli, tra l’altro, sul fuoco perfetto e la corretta conservazione della fiamma. Perché in Norvegia questo è un tema serio, colpa del freddo e della neve.
Con "A piè di Parigi" si apre la nuova rubrica "Libri & Cultura". "La Bellezza di Parigi sta nella consapevolezza che chi l’attraversa, finanche lungo le vie meno battute, sa di ritrovare quella sua poetica e sognante eleganza sempre… e mai e poi mai sarà abbandonato, confortato come dentro l’abbraccio di un immenso teatro".
Già dalle prime parole lette non capivo. Ma ho continuato ugualmente a leggere. Capendo a sprazzi. Intuendo talvolta. Intanto nella mente germogliava il primo giudizio da recensore, un abozzo del profilo dell’autore: è un ragazzo intelligente, di un'intelligenza ostica.
La lettura del primo libro di Roberto Rovaldi, Sopra le nuvole non piove mai (Marcelli Editore, 2009, 139 pp.), non è sempre agevole. In un solo romanzo infatti l’autore inserisce volutamente numerosi aspetti – forse troppi – e diverse tematiche: vuole parlare di sé e dei suoi viaggi in giro per il globo terrestre, ma allo stesso tempo invita a riflettere su vari argomenti attuali di interesse generale, come se volesse in poche pagine risolvere i problemi del mondo.
Bastano poche righe per comprendere immediatamente la natura particolare del romanzo di Andrea Mertzlufft Filipponi, Sospetti e Sospiri (Edizioni Simple, 2011, 403 pp.), uscito alcuni mesi fa e già noto per le diverse presentazioni svoltesi in forma di recital nei teatri del circondario, occasioni che hanno reso l’opera, già di per sé valida, conosciuta in varie zone della provincia di Ancona.
Buona è quest’aria (Albatros, 2010, 44 pp.) è l’ultima raccolta di poesie di Maria Antonia Martines, bolognese di nascita ma ormai da tempo residente a Brugnetto, dove vive e lavora.
Nell’ultimo romanzo di Daniele Garbuglia (Musica leggera, Casagrande, 2009, pp. 125) sono presenti pochi momenti di vera e propria lucidità per il protagonista e una sensazione di caos interiore accompagna il lettore lungo il corso della vicenda.
Le preoccupazioni del professor Giovanni Scipioni incarnano le ansie e le difficoltà che possono quotidianamente occupare le giornate di un docente di scuola secondaria, alle prese con le difficili relazioni da instaurare sul posto di lavoro sia con i colleghi che con gli alunni.
Sono tre gli aggettivi con i quali possiamo definire l’ultimo lavoro (il terzo) di Massimo Cortese, Un’opera dalle molte pretese (Montag, 2011, 63 pp.), che – dopo Candidato al Consiglio d’Istituto e Non dobbiamo perderci d’animo - corona quella che lui stesso definisce come la “Trilogia della speranza”.
Non è semplicemente una antologia di racconti quella che Elen@76 raccoglie nel volume Se rinasco vado a fare la mondina (Edizioni Montag, 2011, 133 pp.): ci troviamo in realtà di fronte a qualcosa di più.
Di recente pubblicazione è la raccolta di poeti dialettali senigalliesi realizzata per conto dell’Associazione Culturale “La Fenice” e curata da Domenico Pergolesi, I poeti dialettali di Senigallia. Nicola Leoni e altri poeti (Edizioni La Fenice, 2011, 127 pp.).
Sono poesie in dialetto senigalliese quelle raccolte nel volume Dàm.c’ n’arcòlta (Senigallia, 2010, 102 pp.) che contiene i componimenti di quattro poeti nati a Senigallia e dintorni, Leonardo Barucca, Antonietta Calcina, Andrea Scaloni e Simone Tranquilli, che hanno deciso di mettere insieme non solo le proprie competenze e la propria passione per la poesia e per la letteratura, ma anche il desiderio profondo e più ampio di ridare vigore al dialetto, componente culturale utile a comprendere in maniera più esaustiva le origini di un popolo e gli usi di una città.
Risale ad alcuni anni fa il libro Chiara Michelon Noi bambini di strada (Laterza, 2006, 196 pp.), ma non per questo perde di freschezza e di originalità: anzi, possiamo accostarci alla sua lettura con la consapevolezza che le realtà descritte all’interno sono ancora decisamente attuali
È una prova di scrittura convincente quella che possiamo leggere nelle pagine del romanzo di Gianluca Antoni (Cassonetti, Italic, 2010, 234 pp.), dove vengono descritti, ripercorrendo le varie fasi di una vita universitaria con tutta probabilità molto vicina all’esperienza autobiografica dell’autore, i momenti principali del percorso di un fuorisede, studente di psicologia, perennemente scisso tra i dubbi esistenziali di una età decisamente travagliata e le necessità della vita concreta.
Curioso esempio di scrittura quello proposto da Vincenzo Manigrasso nella sua opera Chi è Sissy? (Seneca Edizioni, 2010, 269 pp.). Un romanzo che non è soltanto un racconto, ma un misto di narrazione autobiografica (di vicende che coinvolgono da vicino la vita dell’autore) e descrizione di una persona cara, di una donna che ha la capacità (con il suo carattere, le sue attenzioni e la sua voglia di fare) di cambiare la vita del protagonista.
Interessante raccolta la seconda opera di Massimo Cortese, Non dobbiamo perderci d’animo (Montag, 2010, 71 pp.), in cui l’autore in dieci brevi racconti narra la sua vicenda personale e la storia della sua famiglia. Il titolo chiarisce in parte anche il messaggio latente di speranza che è sotteso alla narrazione: la constatazione della situazione italiana attuale non diventa una scusa per lamentarsi, ma si trasforma nello stimolo giusto per continuare a credere in un mondo migliore, nella possibilità di creare relazioni più vive e vere tra gli uomini.
Quale sia il valore profondo dell’amicizia e in che modo si possa sperimentare nella vita quotidiana è la questione a cui Ermes Ronchi, dell’Ordine dei Servi di S. Maria, tenta di rispondere in un suo libro di qualche anno fa, I baci non dati (Edizioni Paoline, 2007, 122 pp.).
Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi. La citazione tratta da Il piccolo principe, la nota opera di Antoine de Saint-Exupèry, calza a pennello per introdurre il libro di cui stiamo per parlare. Curato da Simonetta Sagrati, Le favole degli angeli (Grapho 5 Edizioni, 2008, 107 pp.) è un volumetto che raccoglie le storie scritte dai ragazzi di alcune classi dell’Istituto Panzini di Senigallia.
L’atmosfera evocata da Paolo Giordano ne La solitudine dei numeri primi (Mondadori, 2008, 304 pp.) è la stessa che si respira nell’omonimo film di Saverio Costanzo uscito nelle sale alcune settimane fa e che ha riportato alla ribalta il romanzo da cui trae ispirazione e origine. Un’atmosfera cupa e fredda è quella in cui si muovono i protagonisti dell’opera, incatenati tra il loro disagio interiore e l’impossibilità – o meglio l’incapacità - di trovare un punto di contatto con il mondo circostante.
Curioso testo quello di Massimo Cortese, Candidato al Consiglio d’Istituto (Montag, 2009, 54 pp.), dove, nel breve resoconto dell’esperienza personale dell’autore all’interno degli Organismi didattici scolastici, si tenta di offrire al lettore una riflessione spesso acuta e interessante sul mondo della scuola e dell’educazione.
Con poche ma intense parole Pino Cacucci riesce a narrare nel suo libro ¡Viva la vida! (Feltrinelli, 2010, 77 pp.) la storia emozionante di Frida Kahlo. Pittrice messicana della prima metà del Novecento, costretta a convivere per tutta la vita con una malformazione congenita e con i postumi di un incidente tremendo che la rende invalida e la priva per sempre della possibilità di avere figli, Frida è l’emblema di una donna che lotta disperatamente contro la morte, per assicurarsi, seppur in un’esistenza tormentata e difficile, qualche momento di rara serenità.
Quanti di noi avranno avuto a che fare con le macchie di Rorschach senza in realtà conoscerne il nome? Probabilmente molti. Cosa sono tali macchie? Sono disegni, astratti, utilizzati spesso in test psicologici e psico-attitudinali, per conoscere la personalità degli individui. L’interpretazione di schizzi apparentemente incomprensibili è utile infatti alla psicologia per mettere in evidenza le pulsioni più profonde dell’intimo di una persona e per comprenderne le capacità relazionali.
Nel raccogliere composizioni che potremmo definire senza confini spaziotemporali – dove, anzi, il tempo si manifesta in tutta la sua precarietà e, a volte, crudeltà - si coglie il senso della scrittura di Emil Petrov, in Rincorrendo stelle nel cielo notturno (Casa Editrice Kimerik, 2010, 81 pp.). Lo stile dell’autore, in quelli che nella sua nota biografica vengono definiti “pensieri” piuttosto che poesie, sembra effettivamente molto più vicino a una prosa elegantemente stesa e articolata piuttosto che al genere che definiremmo prettamente poetico.
“Un grande romanzo acuisce le vostre percezioni, vi fa sentire la complessità della vita e degli individui, e vi difende dall’ipocrita certezza nella validità delle vostre opinioni, nella morale a compartimenti stagni…”: è nella descrizione di un mondo complicato e articolato e nella comprensione profonda dell’esistenza umana in tutti i suoi aspetti che consiste il valore della letteratura e dell’arte.
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